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Archivio degli autori Master Dino Denei

DiMaster Dino Denei

L’UNIONE FA LA FORZA

Il compito di un insegnante di arti marziali è trasmettere valori positivi.

Ci hanno insegnato, ed insegniamo a nostra volta, che è importante essere delle persone corrette, leali, giuste, altruiste.

Ci ergiamo a educatori, i genitori si accorgono che i loro figli danno più ascolto a noi che a loro, eppure non siamo privi di malizia, gelosie, torti, azioni negative.

È normale che in un gruppo di persone non si possa andare sempre e tutti d’accordo, ma un gruppo dovrebbe avere un fine da condividere, pertanto gli sforzi dovrebbero essere dedicati a concretizzarlo.

L’ educata ipocrisia, l’affermazione attraverso la prevaricazione, la manipolazione delle regole, la subdola alterazione delle notizie, nuoce alla salute del gruppo e dei rapporti tra i suoi componenti.

Fare forza sui valori che intendiamo trasmettere, auspica la piena collaborazione e condivisione delle iniziative che dovrebbero realizzare lo scopo sociale.

Questo potrà avvenire se sarà mostrata correttezza e rispetto delle persone, delle idee, delle loro capacità ed impegno per superare i propri limiti, aiutati dalla collaborazione e condivisione delle esperienze e competenze di ciascuno.

L’UNIONE È UNA QUESTIONE DI INTELLIGENZA

DiMaster Dino Denei

CALCI DOPPIATI E CONSECUTIVI

Un aspetto del Taekwon-Do molto affascinante che colpisce i neofiti, sono i calci soprattutto quando ripetuti in rapida successione.

In questo caso si distinguono in calci doppiati\triplati, consecutivi ed infine combinati.

Quando si eseguono due o più calci identici con la stessa gamba si parla di calci doppiati o triplati e si indicheranno con il nome I-Jung (se sono due), Sam-Jung (se sono tre).

I calci potranno essere effettuati su 2 o 3 obiettivi, e se questi saranno disposti uno accanto all’altro il calcio si svilupperà in orizzontale (Soopyong), se invece saranno uno sotto l’altro, il calcio si svilupperà in verticale (Soojik)

Pertanto se si eseguono 3 calci laterali in orizzontale il nome del calcio sarà Soopyong Samjung Yop Chagi.

Se invece si eseguono in verticale il calcio si chiamerà Soojik Samjung Yop Chagi.

Differente il discorso nel caso in cui con la stessa gamba si eseguano due o più calci diversi tra loro, a prescindere dalle tecniche scelte, il calcio sarà “Consecutivo” (Yonsok).

Quando invece si utilizzano entrambe le gambe per eseguire 2 o più calci in volo, ci troviamo di fronte ad una la combinazione (Honap) di calci (Twimyo Honap Chagi).

DiMaster Dino Denei

L’ESPERIENZA DELLA PRATICA – LUCA

Luca ha 15 anni, lo conosco da tanto tempo dato che il padre è stato mio allievo.

Ha iniziato a praticare molto piccolo, per poi, come succede spesso, interrompere per dedicarsi ad uno sport. Siamo sempre rimasti in buoni rapporti, un giorno l’ho incontrato, ormai era un ragazzo, e qualche tempo dopo era in palestra.

Sempre presente, ma timido, e come tutti i ragazzi timidi si esprime attraverso le passioni, Luca ne ha due: suonare la batteria e praticare Taekwon-Do.

Anche io, un tempo molto lontano, sono stato un ragazzo timido, la pratica e l’insegnamento mi hanno trasformato, così quando vedo che un ragazzo è timido cerco sempre di fargli capire che sono disponibile al dialogo, e tento di tutto per fargli capire che la timidezza può essere un limite.

Ma spesso la timidezza si confonde con l’educazione.

“Sono andato la prima volta in palestra quando avevo 7 anni accompagnato da mio padre. Ho assistito al primo allenamento e dalla volta successiva ho iniziato a frequentare. Era il 2012.

Mi trovai subito bene sia con le persone che frequentavano la palestra sia con gli istruttori.

Arrivai alla cintura verde superiore ma purtroppo decisi che era meglio cambiare sport per provare a giocare a calcio.

Dopo aver giocato a calcio ricominciai a pensare di ritornare a fare Taekwon-Do e circa un anno fa, mi decisi a rientrare in palestra.

Ho trovato il Master molto più professionale e preparato tecnicamente, sono cambiati gli allenamenti è ho ritrovato molti miei amici che avevano iniziato la pratica insieme a me. Noto con piacere che c è molta disponibilità da parte degli assistenti del Master sia durante gli allenamenti, che durante le manifestazioni sportive a cui partecipo.

Quando sono in palestra mi sento a casa perché sento tutte le persone attorno a me come una famiglia. Spero che con il mio impegno e l’aiuto del Master e dei suoi assistenti possa arrivare a traguardi importanti.”

DiMaster Dino Denei

PUGNI CHE CONFUSIONE!

Le tecniche di pugno nel Taekwon-Do sono tante, possono essere eseguite in piedi, in volo, a terra, con ogni parte della mano (frontale, dorsale, laterale, nocche, dita).

Vediamone alcuni un po’ particolari.

SEWO JIRUGI

Questa tecnica si utilizza per colpire a media distanza, è caratterizzata dal pugno (Ap Joomuk) perfettamente verticale (SEWO), con il lato del pugno (Yop Joomuk) rivolto verso il basso ed il gomito che forma un angolo di 40°, anche esso rivolto verso il basso, l’avambraccio è perpendicolare al pavimento. Può essere singolo o doppio e colpire ad altezza media ed alta.

SWEO JIRUGI
pugno verticale

BANDAL JIRUGI

Questa tecnica si utilizza per colpire a media distanza, il gomito forma un angolo di 90° e il pugno (Ap Joomuk) o la nocca della falange dell’indice (Inji Joomuk) colpisce il bersaglio trovandosi a metà del viso di chi attacca. Il gomito è rivolto lateralmente, e l’avambraccio è piagato in diagonale. Può essere eseguito singolo o doppio ad altezza media ed alta.

bandal jirugi
pugno (con braccio) a mezzaluna

DOLLYO JIRUGI

Questa tecnica si utilizza alla corta distanza, il pugno (Ap Joomuk) si ferma al centro del corpo di chi attacca, all’altezza del plesso, il gomito è ben piegato con l’avambraccio parallelo al pavimento, colpisce ad altezza media.

dollyo jirugi
pugno circolare

GIOKJA JIRUGI

giokja jirugi
pugno angolare

Molto simile al Dollyo Jirugi, si utilizza alla corta distanza, ma la mano (Ap Joomuk) si ferma in linea con la spalla opposta al braccio che esegue il pugno, colpisce ad altezza media con l’avambraccio parallelo al pavimento.

DiMaster Dino Denei

CHI È UN BUON MAESTRO?

Chi è un buon Maestro?

Chi ha tanti allievi? Chi ha tanti campioni?

Certo avere tanti allievi nel proprio Do Jang potrebbe essere motivo di vanto, sarebbe interessante sapere in quale modo si riescano ad avere. Oggi come oggi, sono poche le persone alle quali piace stancarsi, studiare, provare e riprovare, perché le arti marziali sono tutto questo.

Dunque come è possibile avere tanti allievi nel proprio Do Jang? Forse facendo divertire i bambini e motivando gli adulti attraverso l’avanzamento dei gradi delle cinture?

Un mezzo per avere più allievi potrebbe essere la pubblicità di tanti campioni, sicuramente un ottimo richiamo, ma se i campioni smettessero di vincere? Speriamo che un ex campione possa sempre essere motivato a praticare, anche da perdente, anziché essere invitato a cambiare sport.

Ricordiamo che prima o poi ogni campione, e ogni agonista, sarà un ex campione o ex agonista, quale sarà il suo valore in quel momento? Forse sarà un ottimo esempio “sportivo”, ma si può essere sicuri che sarà un ottimo insegnante in grado di trasmettere la disciplina agli allievi?

Perché?

Il Generale Choi Hong Hi ha fondato il Taekwon-Do, e ha basato la sua arte marziale su 5 princìpi, con il fine di essere gentili, corretti, mai arrendevoli, mantenere il controllo, portare a termine i nostri impegni, attraverso l’applicazione di questi princìpi e la pratica, voleva che l’uomo migliorasse e di conseguenza ne giovasse l’umanità.

Il Gen. Choi ha diffuso la sua arte in tutto il mondo, tantissimi praticanti, eppure non è mai stato un atleta, eppure non ha mai avuto un campione.

Ha creato ed utilizzato le nozioni, la didattica, la sua capacità di motivare le persone alla pratica, e tante di queste continuano a praticare anche dopo la sua morte.

Il Maestro che finalizza l’insegnamento alle tecniche per l’agonismo fa un po’ morire il Taekwon-Do, la conoscenza sarebbe limitata alle tecniche impiegate nelle forme e nel combattimento sportivo, e l’enorme varietà di tecniche ed applicazioni che lo caratterizzano sarebbero tralasciate e col tempo dimenticate.

Il Maestro che da troppa importanza agli atleti agonisti (a mio parere sempre non tantissimi) a discapito dell’importanza che meritano invece tutti gli allievi amatori di un Do Jang, corre il rischio di corrompere la disciplina.

Un praticante amatoriale può e deve essere competente, come dovrebbe esserlo un agonista, deve conoscere e sforzarsi di saper eseguire le stesse tecniche nello stesso modo, e la condizione di amatore non può costituire un limite. Un Maestro in grado di concretizzare tutto questo compie un gesto di rispetto ed amore per i propri allievi.

Un agonista è un allievo che deve avere carattere ma anche tecnica e preparazione, non può essere mandato allo sbaraglio perché ha il carattere per affrontare una competizione, o peggio perché al Do Jang servono titoli da sbandierare. Formare un agonista è un atto di responsabilità verso l’allievo, la sua famiglia e nei confronti degli avversari che affronterà, dovrà essere cosciente che potrà fare del male e in grado di non provocare infortuni al prossimo e a sé stesso.

Credo che il segreto sia nello studio continuo della tecnica, della parte tradizionale, della filosofia, e l’apprendimento a 360° da ogni fonte attendibile, non ultima l’esperienza di altri Maestri, con una buona dose di umiltà e volontà di perfezionare la propria tecnica per mettere le proprie nozioni a disposizione di tutti, nel proprio Do Jang e di ogni praticante, è un gesto di rispetto ed amore per la disciplina.

Un bravo Maestro deve essere in grado di rendere un praticante competente a prescindere dalle competizioni e dalle vittorie. Un bravo Maestro farà in modo che uno studente con il tempo e la dedizione faccia della tecnica, della tradizione e della filosofia che caratterizza una disciplina, una componente della propria personalità, diventando un praticante, allievo di un buon Maestro.

DiMaster Dino Denei

L’ESPERIENZA DELLA PRATICA – GABRIELE

Gabriele ha 20 anni, ha iniziato a praticare da bambino, ma dopo qualche tempo ha interrotto.

Ha iniziato nuovamente a praticare qualche anno fa, ormai quasi maggiorenne, ed è riuscito ad essere molto costante, e questo gli ha permesso di migliorare tantissimo.

Gabriele è un ragazzo fisicamente grande e forte, ma allo stesso tempo decisamente introverso, fondamentalmente timido con chi non conosce.

So di avere la sua attenzione e la sua stima, come lui ha la mia, tuttavia non è una di quelle persone con le quali facciamo grandi discorsi. Ho capito che lui è così, gli piace allenarsi, si da tanto da fare, vuole avere dei risultati e so che ci arriverà perché è un gran testardo (lo dico con tantissimo affetto).

“Ho iniziato a praticare molto piccolo, a quell’ età tante volte non si capisce l’importanza che ha nella vita una disciplina come questa. Ho praticato perché mia madre voleva farmi fare un po’ di movimento, mia sorella praticava di già, così la sua presenza mi avrebbe invogliato.

 Non è durata tanto, tuttavia ho ripreso la pratica a 17 anni,  e di tutte le persone con cui mi allenavo da bambino non ce n’era neanche una. Ho fatto conoscenza con i ragazzi del mio turno, facilitato sia dal fatto che ci fosse sempre mia sorella, sia che a quel turno eravamo in pochi.

Ho dovuto imparare tutto da capo, perché non ricordavo nulla, e dopo un paio di mesi ero quasi arrivato alla forma che apparteneva alla mia cintura, non le facevo perfettamente come non le faccio tuttora, ma penso che potrei impegnarmi di più.

Dopo qualche mese al gruppo si sono unite alcune cinture nere, all’inizio ero spaesato, perché non sono un tipo che parla molto, sopratutto con persone che non conosco, ma è andato tutto bene. Con loro non ho fatto tante competizioni, ma quando ho avuto bisogno di loro, ci sono stati per me e spero sia sempre così.

Ora non voglio fare l’errore di fermarmi come ho fatto da bambino, vorrei continuare e non fermarmi più. Questa arte mi ha insegnato tante cose, ma credo che al punto in cui sono sia solo una piccola parte, e spero che continui a insegnarmene altre.”

DiMaster Dino Denei

CALCI CON LE MANI?

Solitamente le tecniche di gamba, o calci (chagi), vengono effettuate esclusivamente con l’impiego delle gambe, tuttavia nel Taekwon-Do esistono dei calci nei quali lo “strumento” utilizzato per colpire non è solo il piede, ma anche la mano.

Jirumyo Chagi: utilizzato contro 2 o 3 avversari nelle versioni Ap Jirumyo Chagi e Yop Jirumyo Chagi utilizzando Ap Joomok e Digutja Joomok;

Soopyong Taerimyo Chagi: utilizzato contro 3 avversari nelle versioni Ap Chagi, Dwitcha Busigi, Dwitcha Jirugi utilizzando Sang Sonakl Taerigi, Sang Yop Joomuk Jirugi, Sang Dung Joomok Tarigi, Sang Sondung Taerigi;

Tulomyo Chagi: utilizzato contro 2 avversari nella versione Sonkut (con Dwit Chagi o Yop Chagi) e contro 3 avversari nella versione Sang Yop Palkup (con Ap Chagi o Moorup Chagi)

DiMaster Dino Denei

LA PIANIFICAZIONE SPORTIVA

La PIANIFICAZIONE dell’allenamento sportivo vi permetterà di lavorare con varietà sul piano atletico e tecnico, rendendo le singole lezioni più accattivanti, interessanti, mai noiose e ripetitive.

Ora che sai quale è lo scopo della PIANIFICAZIONE sportiva, decidi se continuare o meno a leggere l’articolo.

All’inizio della mia carriera come insegnante preparavo le lezioni giorno per giorno, una sorta di programmazione della singola lezione, nella quale mi appuntavo gli esercizi da proporre.

Con l’esperienza non ho più avvertito l’esigenza di programmare le lezioni, e oggi sono sicuro di aver commesso un errore gravissimo.

La PIANIFICAZIONE dell’allenamento è un fondamento dell’attività sportiva, non deve riguardare solo la singola seduta di allenamento, ma sarebbe opportuno pianificare l’intera stagione sportivo-agnonistica.

Posto un OBIETTIVO (PSICOMOTORIO, COGNITIVO, AFFETTIVO, TECNICO)

Si dovranno stabilire i CONTENUTI (o esercizi) che ci porteranno a raggiungere l’Obiettivo predefinito, partendo da esercizi generali, per poi passare a quelli specifici e approdare agli esercizi di gara o prestazione.

I Contenuti si svilupperanno attraverso i METODI ovvero procedure Pianificate che ci condurranno agli Obiettivi preposti.

Infine saranno i MEZZI a realizzare i Contenuti stabiliti, possono essere di tipo Organizzativo, Attrezzi, di tipo Informativo (verbale, visivo e cinestesico).

La Programmazione dell’allenamento sportivo vi permetterà di lavorare con varietà sul piano atletico e tecnico, rendendo le singole lezioni più accattivanti, interessanti, mai noiose e ripetitive.

Ora che sai quale è lo scopo della programmazione sportiva, decidi se continuare o meno a leggere l’articolo.

All’inizio della mia carriera come insegnante preparavo le lezioni giorno per giorno, una sorta di programmazione della singola lezione, nella quale mi appuntavo gli esercizi da proporre.

Con l’esperienza non ho più avvertito l’esigenza di programmare le lezioni, e oggi sono sicuro di aver commesso un errore gravissimo.

La Programmazione dell’allenamento è un fondamento dell’attività sportiva, non deve riguardare solo la singola seduta di allenamento, ma sarebbe opportuno programmare l’intera stagione sportivo-agnonistica.

Posto un OBIETTIVO (PSICOMOTORIO, COGNITIVO, AFFETTIVO, TECNICO)

Si dovranno stabilire i CONTENUTI (o esercizi) che ci porteranno a raggiungere l’Obiettivo predefinito, partendo da esercizi generali, per poi passare a quelli specifici e approdare agli esercizi di gara o prestazione.

I Contenuti si svilupperanno attraverso i METODI ovvero procedure Pianificate che ci condurranno agli Obiettivi preposti.

Infine saranno i MEZZI a realizzare i Contenuti stabiliti, possono essere di tipo Organizzativo, Attrezzi, di tipo Informativo (verbale, visivo e cinestesico).

DiMaster Dino Denei

L’ESPERIENZA DELLA PRATICA – MARCO C.

Capita a tutti che le cose non vadano lisce come l’olio, ci sono sempre eventi che ci distraggono da obiettivi che ci prefiggiamo. Potrebbe essere il lavoro, piuttosto che lo studio o la famiglia.

A volte non siamo nemmeno noi a decidere, ma le decisioni degli altri ad influenzare la nostra vita, a condizionarla o a caratterizzarla.

Il tempo passa, porta con se le opportunità, e se ci passano davanti e non siamo pronti a coglierle restiamo lì, a guardarle allontanarsi, e magari ad aspettare, se ci saranno, le prossime.

Per Marco è stato così, tra un periodo di pausa e l’altro, tra un problemino è l’altro, frequenta la nostra palestra da 11 anni, ha iniziato piccolissimo, forse tra i primi iscritti, ha visto amici e compagni di corso superarlo di grado, ma lui è sempre lì, si allena quanto può, ogni tanto riesce a prendersi qualche soddisfazione, gioisce per gli altri, felice di far parte di questo mondo.

Oggi ha 18 anni, ma per noi è sempre Marcolino.

“Posso dire che il mio rapporto con la palestra, e in generale con il Taekwon-do, è stato molto particolare.

Ho conosciuto infatti questa arte marziale per caso, quando ho iniziato a praticare ero un bambino di 7 anni con tanti problemi e pochi sogni.

La prima persona che mi si è presentata davanti è stata Anastasia, persona speciale.

Avevo praticato molti sport prima d’ora, molti dei quali di squadra, ma paradossalmente nessuno mi aveva mai fatto legare con i miei compagni quanto lo avesse fatto questa arte marziale.

Nel mio percorso ho conosciuto molte persone, molte delle quale sono diventati amici, altri in veri e propri punti di riferimento nella mia vita, con i quali ho condiviso tante esperienze che tutt’oggi mi porto dentro.

Devo molto anche a Master Dino, non solo per essere stato sempre il primo a dare l’esempio a tutti noi, dedicando anima e corpo al Taekwon-do, ma anche perché ci ha insegnato in modo egregio tutti i valori di questa arte marziale, perché ci ha sempre seguito facendo attenzione ad ogni nostro problema, perché per lui non siamo solo degli allievi, ma dei germogli che un domani diventeranno delle imponenti querce.

Ora ho 18 anni, e capisco che se sono fatto in un certo modo lo devo anche a quelli che sono i miei maestri passati e presenti:

Come ho già detto, Master Dino è la prima persona a cui sono riconoscente per tutto ciò che fa per noi.

Un ringraziamento speciale va anche ad Anastasia, che come maestro mi ha visto crescere e trascorrere la mia infanzia piuttosto travagliata, ed oggi come compagna di allenamento sta vedendo scorrere la mia adolescenza. Anastasia non è solo una maestra, ma anche una seconda mamma, una persona per la quale gioisco ad ogni suo risultato, come se fosse stato raggiunto anche da me. Una persona che tutt’oggi mi infonde forza soltanto guardandola e mi ricorda da dove ho iniziato.

Penso che sia doveroso per me parlare anche dei miei compagni di allenamento, molti dei quali ho visto iniziare da bambini, più piccoli di me, come Marco, Karim e Michelangelo, e che hanno finito per superarmi, e sono davvero contento, perché noi ci alleniamo tutti insieme duramente non solo per noi, come ci insegna il Master, ma anche per coinvolgere e far migliorare gli altri.

Un ringraziamento anche a chi in passato mi ha sostenuto, come il caro maestro Alessandro, con il quale ho legato tantissimo, mi ha sempre saputo capire, e il suo ricordo lo porto ancora con me.”

DiMaster Dino Denei

LA TECNICA PIÙ VERSATILE

Le tecniche di gamba (cha-gi), possono essere effettuate a varie altezze.

Un calcio diretto, ad esempio, si potrà effettuare dall’altezza della caviglia sino al viso, con la stessa tecnica, variandone solo l’altezza, e la posizione dell’avversario rispetto a chi esegue la tecnica resterà invariata.

Esiste tuttavia un calcio che in riferimento all’altezza della tecnica cambia sia l’esecuzione, sia la posizione dell’avversario.

Il Bituro chagi può essere eseguito

– basso: pertanto l’avversario sarà di fronte a chi esegue la tecnica (la gamba che calcia sarà piegata);

– medio: l’avversario sarà al lato di chi esegue la tecnica (la gamba che calcia sarà semiflessa);

– alto: l’avversario sarà alle spalle di chi esegue la tecnica (la gamba che calcia sarà distesa).