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NON SIAMO TUTTI UGUALI

Se siete riusciti a leggere la scritta nell’immagine è grazie al fatto che benché i colori dello sfondo e della scritta siano molto simili, in realtà differiscono leggermente,

PERTANTO NON SONO UGUALI.

La tendenza di un genitore è quella di rapportare i risultati del proprio figlio, ai quelli dei compagni o amici, creando così una comparazione in positivo o in negativo.

Sarebbe corretto considerare il bambino per quello che è effettivamente, con capacità e talento, o limiti e difficoltà, accettandole e spronandolo a superarle, aiutandolo nel suo percorso formativo e di crescita.

Al traguardo il primo è solo uno, ma un bambino non è impegnato in una gara contro gli altri, ma con se stesso.

Pensiamo di essere tutti uguali, con le stesse caratteristiche ed opportunità, ma di fatto non è così.

In realtà siamo molto diversi gli uni dagli altri, anche tra fratelli, addirittura tra gemelli.

Fisicamente siamo simili tra noi, differiamo di pochissimo dai nostri fratelli e sorelle, tutto sommato anche dai nostri amici, tuttavia dentro di noi abbiamo caratteristiche molto differenti.

Psicologicamente siamo invece totalmente diversi, anche due fratelli cresciuti nella stessa famiglia ed educati dagli stessi genitori, potrebbero avere caratteri diametralmente opposti.

È per questo motivo che due individui difficilmente raggiungeranno gli stessi obiettivi nello stesso momento.

Dal punto di vista fisico, potremmo fare riferimento a due bambini della stessa età ed alla loro crescita, allo sviluppo di una capacità o abilità, mentre dal punto di vista psicologico, potrebbero gestire la stessa opportunità in modo differente, cogliendola e portandola al successo, o all’insuccesso, o non cogliendola affatto.

Allo stesso modo, due bambini non raggiungeranno mai lo stesso obiettivo contemporaneamente e nella stessa misura.

L’Esperienza della Pratica – Federico

Federico ha 16 anni, e dopo aver smesso di giocare a calcio cercava uno nuovo sport, appassionato alle due ruote, di qualsiasi tipo, gironzolando per Monserrato ha notato l’Accademia.

Federico è un ragazzo in gamba, e un po’ come tutti i ragazzi della sua età non ha ancora capito quanto valga, ma io si, e per questo motivo lo esorto, o forse il termine esatto è “costringo” a mettersi in gioco, perché so che il giorno in cui deciderà di farlo potrà darci e prendersi tante soddisfazioni, ma vorrei che fosse lui a raccontarvi la sua esperienza.

“Dopo aver smesso con il calcio, dovevo trovare uno sport, e girando per Monserrato avevo visto questa palestra… non ero molto sicuro mi piacesse, soprattutto per la paura del combattimento, però feci ugualmente la prova!

Fatta la prima prova, mi  piacque subito come si lavorava e ciò che si faceva! Così decisi di iscrivermi e continuare… inizialmente non ero tanto vicino agli altri compagni, ero un po’ distaccato, andavo in palestra per allenarmi e basta, senza avvicinarmi a nessuno e pensavo solamente a me stesso…

poi con il passare del tempo, sono riuscito ad inserirmi nel gruppo! Anche là, mi trovai subito bene con gli altri… davvero una bella compagnia!!

Il problema per me, erano e sono tuttora le gare, non ne ho mai fatto per via della mia timidezza e vergogna, non riuscivo a farle, fino a quando, recentemente, dei miei compagni mi hanno iscritto ad una gara senza dirmi niente… diciamo che il gesto non mi è piaciuto affatto, ma ora li ringrazio, perché è stato un aiuto per superare l’imbarazzo della competizione!

In palestra vivo tante emozioni:

Grande ansia, prima degli esami, tanto che ogni volta il Master deve costringermi a farli;

Un po’ di vergogna quando devo esibirmi davanti ad un pubblico diverso dal solito;

Gioia e soddisfazione quando finalmente riesco ad imparare qualche nuova forma o riesco a fare qualche esercizio particolarmente impegnativo.

Mi sento contento quando i bambini più piccoli mi salutano con grande affetto, e posso scambiare con loro il nostro saluto personale.

In palestra ho trovato un grandissimo aiuto da parte di tutti, ma soprattutto da parte del Master, non solo in quei momenti abbastanza difficili e delicati in cui è riuscito a darmi ottimi consigli per affrontare la  situazione, ma anche in quei momenti in cui un semplice saluto o una battuta, mi hanno dato una gioia in più per iniziare l’allenamento!

Quelle che all’inizio erano solo conoscenze sono diventate amicizie, alcune anche importanti!

Ora, appena arrivo in palestra, non sento più il disagio, quasi paura che sentivo nei primi tempi; ora non vedo l’ora di tornare… e ancora non è finito il turno!

La palestra è una delle ultime cose che mollerei!”

Effetti dell’allenamento ad alta intensità su prestazioni degli atleti olimpici di combattimento e adattamento fisiologico

Le mie convinzioni sugli effetti dell’HIIT sono sempre più fondate e supportate dalla ricerca scientifica, come si evidenzia in questo articolo recentissimo, Novembre 2018, pubblicato sulla rivista Journal of Strenght and Conditioning research, a cura di Franchini E., Cormack S. e Takito MY.

Gli sport da combattimento rappresentano circa il 25% di tutte le medaglie olimpiche disputate, e il successo in questi sport è determinato dall’eccellenza tecnico-tattica e supportato da uno sviluppo fisiologico e psicologico.

Sebbene l’allenamento negli sport da combattimento sia un allenamento intermittente per natura, alcuni ricercatori hanno iniziato a focalizzare la loro attenzione sugli effetti dell’addestramento complementare ad alta intensità (HIIT), complementare all’allenamento sportivo specifico per gli adattamenti morfologici, fisiologici e prestazionali.

Pertanto, in questa revisione sistematica, abbiamo mirato a verificare gli effetti dell’HIIT su queste variabili.

Sono stati presi in considerazione un totale di 117 articoli nei database elettronici Pubmed, Scopus e Web of Science, per un totale di 228 atleti (138 atleti di judo, 40 atleti di taekwondo, 18 pugili, 17 atleti di karate e 15 lottatori), e sono stati effettuati studi su 9 atleti (5 con atleti di judo, 1 con pugili, 1 con atleti di karate, 1 con lottatori, e 1 con atleti taekwondo).

I protocolli HIIT studiati non hanno generato alcun cambiamento nella percentuale di grasso corporeo o nella massa corporea, ma hanno portato ad aumenti di VO2max o VO2peak, variando dal 4,4 al 23,0%.

Tuttavia, il vantaggio più osservato dei protocolli HIIT è stato un aumento del fitness anaerobico, rappresentato dai miglioramenti nella potenza e capacità anaerobica.

 

 

Dopo l’allenamento, stretching Statico o Dinamico?

Ecco un’altra domanda curiosa:

“Dopo un allenamento di forza, è meglio lo stretching statico o dinamico?”

Lo stretching non è tutto uguale, questo credo sia risaputo.

La parola “stretching” si traduce con il termine “allungare”, ed i tipi di stretching più conosciuti sono:

  • Statico
  • Dinamico
  • Balistico
  • PNF

Lo stretching statico prevede l’allungamento dei muscoli agonisti da 10 a massimo 30 secondi.

Superata questa prima fase, se la tensione muscolare è diminuita, si può iniziare la seconda fase, ripristinando la tensione muscolare, mantenendola nuovamente per 10/30 secondi, e così via.

Lo stretching dinamico invece raggiunge la massima tensione muscolare (e di conseguenza la massima escursione articolare) in modo graduale e progressivo.

Lo stretching balistico raggiunge la massima tensione e con movimenti bruschi cerca di superare la massima escursione delle articolazioni.

PNF (Proprioceptive Neuromuscolar Facilitation) “facilitazione propriocettiva neuromuscolare”, solitamente richiede l’intervento di una seconda persona. Si sviluppa in 4 fasi, si raggiunge la massima tensione muscolare, si effettua una contrazione ISOMETRICA per circa 15/20 secondi, si rilassa il muscolo per circa 5 secondi, e si procede all’allungamento del muscolo per altri 30 secondi.

Tornando alla domanda iniziale, dopo l’allenamento quale stretching è più utile?

La prima fase dell’allenamento è il WARM UP, o riscaldamento, che ci permette di diminuire la viscosità muscolare, in questa fase il muscolo è pronto per essere allungato, e lo stretching Dinamico è il più idoneo a simulare l’impiego del muscolo durante una prestazione sportiva, ovvero allungamento istantaneo e con massima escursione delle articolazioni.

L’ultima fase dell’allenamento è invece il Cool Down, o defaticamento, che ci permette di ripristinare i valori basali precedenti alla seduta di allenamento, pertanto lo stretching statico è perfetto per far rilassare i muscoli, raggiungere la massima escursione articolare, e far abbassare i battiti del cuore.

Lo stretching statico, inoltre, è ideale per la prevenzione degli infortuni.

Ora vi faccio io una domanda: “Il giorno in cui devo effettuare la prestazione, seguo gli stessi principi?”

Ne possiamo riparlare in un altro post…

GIOCHI O ESERCIZI?

Un genitore, vedendo il proprio figlio giocare e divertirsi, penserà che sicuramente il gioco sia un ottimo svago per il figlio.

Da Educatore Sportivo, vedo nel gioco un’ATTIVITÀ che permette al bambino di sviluppare una o più capacità motorie.

Il gioco di due bambini che si passano a vicenda un pallone con le mani, potrebbe sembrare un semplice gioco da fare al parco.
In realtà si tratta della coordinazione occhio-mano (oculo-muscolare), che si sviluppa nei bambini tra i 2 ed i 7 anni, e consiste nel programmare una azione o reazione in relazione alle variabili di spazio-tempo.

Non sembrava così difficile quando si parlava di passare la palla tra due bambini… ma lo è ancora di più!

Il gioco, o meglio l’attività, è composta da due momenti:

1) Lanciare: movimento rapido di spinta degli arti superiori, che prevede il calcolo della spinta in relazione alla distanza tra i due bambini, ed eventualmente allo spostamento dei due nello spazio (traiettoria);

2) Afferrare: movimento degli arti superiori atto al controllo della palla, che prevede il calcolo dello spostamento nello spazio per avvicinarsi o allontanarsi dalla palla (traiettoria), e coordinazione muscolare delle spalle, braccia e dita.

Tutto questo gioco, o esercizio, permetterà al bambino di sviluppare più abilità motorie, come la corsa, il ritmo, l’orientamento, la coordinazione del corpo.

Vediamola come un gioco è molto più semplice, ma ricordiamoci che l’attività motoria è importante per i bambini, sia dal punto di vista fisico, sia psicologico.

L’Esperienza della Pratica – Simone

Simone ha 15 anni, tre anni fa è entrato a far parte della nostra scuola, con lui ho imparato a non dare giudizi affrettati sulle capacità dei nuovi atleti. Insegnandogli i fondamenti della tecnica ho pensato “mi farà penare”, invece…

Benché Simone abbia necessità di continue “iniezioni di fiducia”, è un atleta valido, fisicamente forte e agile, ha tutti i numeri per diventare un ottimo atleta di livello internazionale, ma la sua testa ancora non lo vuole accettare.
Serio, umile, ma anche allegro e determinato, si allena e rapporta con compangi di maggiore esperienza, vuole dare il massimo, sempre, sino ad uscire “devastato” da ogni allenamento.

Lascio spazio alle sue parole…

“Ricordo quando, molto timidamente, entrai per la prima volta in palestra dopo anni di esperienza sportiva in altri sport.
Ero molto timido ma da subito tutti i ragazzi presenti mi accolsero tra loro, aiutandomi a familiarizzare con l’ambiente. Giorno dopo giorno la passione aumentava, e dopo poco tempo, mi sentivo come se facessi parte del gruppo da sempre.

Oggi, ci si aiuta a vicenda, ci si appoggia gli uni agli altri durante i duri allenamenti e soprattutto durante le competizioni.
L’allenamento è duro, marziale, la concentrazione è fondamentale, e in quei momenti la battuta e l’allegria, anche solo per una piccola pausa durante l’allenamento, sono sempre presenti. E ci uniscono sempre di più.

Durante i combattimenti in allenamento devo stare sempre attento, le energie sembrano non bastare mai e quando ti alleni con uno più forte o con più esperienza, non sono rari i momenti di sconforto, ma durano qualche secondo perché lui stesso, ti aiuta a migliorare, ti spiega come aumentare la tua performance, la tua forza.

Tutto questo è stupendo. Siamo un gruppo, siamo un grande gruppo.
Quando partecipiamo alle competizioni, soprattutto a livello nazionale, siamo lì, tutti insieme a spronarci, aiutarci, sollevarci, incitarci a dare sempre il massimo, e si… anche a consolarci quando magari non arriviamo dove avremmo voluto.
Ma ogni volta, in ogni momento, cresci, migliori, ti rafforzi e vivi il gruppo. Cintura dopo cintura, esame dopo esame, aumenta la difficoltà sia teorica che pratica.
Sei li che tesissimo cerchi di dimostrare di aver raggiunto l’obiettivo temporaneo e quando, al termine di tutto il Master ti chiama e ti consegna la tua nuova cintura, l’orgoglio e la felicità superano la tensione e qualsiasi fatica.
Il Master è li, sempre e comunque, supportato da splendide persone come Penny e Anastasia, che dedicano parte della loro vita a noi. E noi cresciamo tutti insieme.

Questo è il Taekwon-do per me. Questa è l’Accademia di Monserrato. Questo è il nostro mondo.

Ogni tanto, direi quasi ad ogni lezione sono io a fare qualche domanda ai miei allievi

“Ragazzi come vi sentite? Come state dormendo? Vi sentite riposati? Avete dolori? Cosa state mangiando?”

Certamente le risposte non sono mai tutte uguali, ma quando sento qualche risposta negativa è come se si accendesse la luce gialla del semaforo, perché siamo in una zona pericolosa e si deve intervenire subito.

Il rischio è l’OVERTRAINING o Sindrome da Sovrallenamento.

Abbiamo visto nei post precedenti che per produrre degli ADATTAMENTI cronici, dobbiamo sottoporre il nostro fisico ad uno stress (ROTTURA DELL’OMEOSTASI), che deve essere ben calcolato (Principio del Sovraccarico), perché se troppo leggero non produrrà effetti, se invece troppo pesante potrebbe causare un infortunio.

Se il carico di lavoro è ben distribuito, dopo lo stress dell’allenamento saremo in grado di recuperare (COMPENSAZIONE) ed eventualmente anche di ottenere i miglioramenti o ADATTAMENTI desiderati (SUPERCOMPENSAZIONE).

Ma se non rispettassimo i giusti tempi di recupero, potremmo imbatterci nella Sindrome da Sovrallenamento, che potrebbe mettere a rischio la stagione agonistica, come?

Il Sovrallenamento ci espone a:

– Infezioni e disturbi gastrointestinali;
– Infortuni da sovraccarico;
– Disturbi del sonno;
– Perdita di peso;
– Calo della prestazione sportiva;
– Affaticamento, dolori;
– Depressione;
– Scompensi a livello ematico;
– Diminuzione del testosterone.

Il punto principale è che l’atleta è a rischio, ma come possiamo intervenire?

Esistono le misure passive come fisioterapia, elettrostimolazione e agopuntura, e quelle attive come lavoro aerobico leggero, allungamento muscolare, massaggio defaticante, integrazione di liquidi e dieta controllata.

Non ultimo il fattore psicologico, il clima che si crea nel gruppo, con l’insegnante e tra i compagni, deve essere sano e mirare a ristabilire l’equilibrio dell’atleta.

Il Disturbo da deficit di attenzione (ADHD) e la Dislessia compromettono la vita quotidiana dei bambini, ma l’attività motoria può essere d’aiuto?

Sebbene non sia formato e preparato per gestire le problematiche della ADHD e Dislessia, mi trovo sempre più spesso ad insegnare a bambini che presentano queste problematiche.

Inizialmente sembrano distratti, forse per noia, ma a poco a poco è evidente che vivano una condizione che non permette loro di concentrarsi.

Senza saperlo ho insegnato per anni a bambini affetti da questo tipo di problematiche, e armato di tanta pazienza ho fatto del mio meglio per farli progredire nel percorso del Taekwon-Do, ottenendo anche degli ottimi risultati, a volte quasi mi sono dimenticato che i bambini siano affetti da Dislessia e ADHD.

Avverto tuttavia la necessità di conoscere meglio il problema e avere gli strumenti per affrontarlo, ho cercato di documentarmi per scoprire qualcosa di più, le notizie non sono incoraggianti ma non tutto è perduto.

(Percept Mot Skills.Aprile 2017; Goulardins JB, Marques JC, De Oliveira JA.)
Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività colpisce il 3-5% dei bambini in età scolare, i sintomi principali sono alta attività, impulsività e distrazione comportamentale, che secondo alcuni ceppi letterari possono influire sulle capacità motorie nella misura del 30-50% dei bambini affetti da ADHD.

(PLoS One. Maggio 2017; Marchand-Krynski MÈ, Morin-Moncet O, Bélanger AM, Beauchamp MH, Leonard G.)
Sono stati effettuati degli studi su gruppi di bambini affetti da Dislessia, Deficit di Attenzione ed entrambe le patologie. Nonostante gli studi non siano esaurienti, e spesso non abbiano utilizzato gli stessi strumenti di misurazione, sono state rilevate prestazioni normali sui test motori di velocità, mentre tutti e tre i gruppi presentano difficoltà sui test motori con attività sequenziali. È stato notato che i bambini riescono ad effettuare i compiti motori ai livelli dei bambini senza patologie, ma effettuano più errori.

(Dev Neuropsychol. 2018; Marchand-Krynski MÈ, Bélanger AM, Morin-Moncet O, Beauchamp MH, Leonard G.)
Uno studio specifico ha esaminato i predittori cognitivi delle abilità motorie sequenziali in 215 bambini con dislessia e / o disturbo da deficit di attenzione / iperattività (ADHD). La memoria visiva di lavoro e le abilità di fluenza matematica hanno contribuito in modo significativo alle prestazioni motorie sequenziali nei bambini con dislessia (67 individui), ADHD (66 individui) e quelli con una diagnosi comorbida, ovvero sia dislessici che con deficit di attenzione (82 individui), generalmente senza differenziazione tra i gruppi. Inoltre, le caratteristiche diagnostiche primarie di ciascun disturbo, come la lettura e la disattenzione, non hanno contribuito alla variazione delle prestazioni motorie di questi bambini. I risultati supportano un quadro unificante della compromissione motoria nei bambini con disturbi dello sviluppo neurologico quali dislessia e ADHD.

L’Esperienza della Pratica – Lorenzo

Lorenzo ha 15 anni, frequenta la palestra da qualche anno, e quando l’ho conosciuto era evidente quanto fosse educato ma al tempo stesso timido, quasi “frenato” nel suo modo di rapportarsi con gli altri.

Aveva l’abitudine di non guardare negli occhi la persona con cui parlava, e quando aveva una domanda da porre, era visibilmente impacciato.

Questo aspetto era evidente anche nel suo modo di muoversi, fisicamente enorme per la sua età, ma poco coordinato e quindi non era in grado di esprimere al meglio i movimenti.

Ho imparato a non dare sommarie valutazioni sul “futuro” dei praticanti in erba, e anche questa volta ho fatto bene, perché nell’arco di soli due anni, Lorenzo, grazie alla sua passione e voglia di imparare e migliorare, ha fatto passi da gigante, migliorando mese dopo mese.

Insegno da oltre 20 anni, ma ancora mi stupisco quando vedo un ragazzo migliorare nettamente e progressivamente.

Il miglioramento delle prestazioni fisiche di Lorenzo si è riflesso sul suo atteggiamento, oggi credo sia un altro ragazzo, sempre molto umile, ma decisamente più sicuro di sé, inserito nel gruppo, non perde occasione per allenarsi, sempre presente e soprattutto sempre concentrato sui dettagli.

Sinceramente, per un ragazzo di 15 anni così alto non è semplice coordinarsi, soprattutto quando si cresce in fretta e tanto. Per lui, anche se non ne è cosciente, ogni giorno è un po’ come ricominciare daccapo, ma Lorenzo ha dimostrato di essere determinato, e sono sicuro che migliorerà ancora.

“La mia esperienza in palestra è in assoluto la migliore che io abbia mai fatto riguardante lo sport, e posso assicurare che comunque ne ho fatti tanti.

Arrivato in palestra solo per rimettermi un po’ in forma, a poco a poco ho conosciuto delle persone bellissime un insegnante non solo qualificato e appassionato a ciò che fa e ama, ma soprattutto un uomo dal cuore d’oro, che mi ha fatto entrare nel mondo di questa bellissima arte marziale.

La preparazione atletica è senza dubbio molto pesante, l’ambiente è perfetto: accogliente, invitante e stimolante.

Io non ho trovato solo dei compagni ma anche dei grandi amici a cui ora voglio un gran bene.

Per me la palestra ormai e un luogo dove mi sento al sicuro e in cui vado volentieri.”

PRINCIPI DELL’ALLENAMENTO SPORTIVO

“Maestro sento che non sto più migliorando”

ESATTO!!

Spesso l’autostima potrebbe essere minata dalla nostra inconsapevolezza.

Voglio dire che nonostante il nostro impegno e sforzi, a volte non riusciamo ad ottenere gli ADATTAMENTI (o in parole povere gli effetti o i progressi) dell’allenamento.

È una effetto normalissimo, ed è sancito da uno dei Principi dell’Allenamento, che sono dei principi cardine ai quali è soggetto ogni atleta, neofita o professionista.

Principio dell’Individualità, ne abbiamo già parlato in un articolo precedente, ed in pratica ci fa capire che ogni persona è un individuo con caratteristiche uniche e non replicabili. Anche due gemelli omozigoti se allenati con gli stessi OBIETTIVI, CONTENUTI, MEZZI e METODI sportivi, non conseguiranno gli stessi risultati in egual misura e contemporaneamente.

Principio della Specificità, secondo il quale l’allenamento deve mirare a gruppi muscolari e sistemi energetici e metabolici precisi. Pertanto non porterà a nulla fare semplicemente del “movimento”, organizzando sedute faticose e divertenti, se non si ha un OBIETTIVO da raggiungere attraverso i corretti CONTENUTI,MEZZI e METODI.

Principio del Sovraccarico, ogni allenamento produce uno stress al nostro organismo, rompendone l’OMEOSTASI (equilibrio). Ma ogni allenamento che tiene conto delle giuste dosi-risposte, produce degli ADATTAMENTI CRONICI, pertanto nel tempo dovremo incrementare il carico di lavoro, che non significa solo aumentare il peso da sollevare, ma anche il VOLUME (quantità) di lavoro, oppure l’INTENSITÁ, non ultima la COMPLESSITÁ degli esercizi.

Principio della Progressione, per il quale il CARICO o SOVRACCARICO deve essere aumentato progressivamente, per ottenere gli ADATTAMENTI ricercati. Un CARICO eccessivo in tempi troppo rapidi può essere controproducente.

Principio della Diminuzione dei risultati, e qui veniamo alla domanda di oggi. Infatti nelle fasi iniziali i miglioramenti sono rapidi, progressivi, quasi immediati (primi 3 o 4 mesi). Dopodiché non si continuerà a migliorare con lo stesso ritmo per sempre, pertanto sarà utile frammentare il lavoro per individuare i punti deboli da migliorare (GAIN GAP)

Principio della Reversibilità, che ci mette in guardia dalla parziale o totale interruzione degli allenamenti, in quanto andremo a perdere gli ADATTAMENTI conquistati. Un atleta di livello, interrompendo gli allenamenti, perde sino al 12% della capacità prestativa nei primi 10 giorni. Lo stesso effetto si può verificare anche sui sistemi energetici.

Pertanto ricordiamoci che NULLA AVVIENE PER CASO, e ad ogni azione corrisponde una reazione (avete già sentito qualcosa di simile?)