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DiMaster Dino Denei

L’effetto della perdita di peso con la dieta chetogenica e prestazioni degli atleti di Taekwondo

Questa ricerca è stata pubblicata dalla rivista Journal of exercise rehabilitation nell’ottobre 2014, a cura di Rhyu HS, Cho SY.

Lo scopo di questo studio è stato indagare gli effetti della perdita di peso attraverso 3 settimane di dieta chetogenica sulla forma fisica legata alle prestazioni e le citochine infiammatorie negli atleti di Taekwondo.

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DiMaster Dino Denei

L’Esperienza della Pratica – Federico B.

Federico è un adulto, ma per i suoi modi gentili e informali, lo vedo più come un ragazzo. Ha iniziato ormai da qualche anno, e si avvicina a grandi passi alla cintura nera, che ha costruito e costruisce giorno dopo giorno.

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DiMaster Dino Denei

Prevenzione degli infortuni, tutto parte dal Warm Up e Defaticamento

La prevenzione è importante, e la ricerca scientifica è sicuramente un valido aiuto per individuare e prevenire gli infortuni, come pubblicato dal Journal of Physical Therapy Science nel Gennaio 2016 a cura di Ji M., con uno studio che si propone di fornire informazioni fondamentali sulle varie tipologie e distribuzione delle lesioni per gli atleti di taekwondo.
 

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DiMaster Dino Denei

NON SIAMO TUTTI UGUALI

Se siete riusciti a leggere la scritta nell’immagine è grazie al fatto che benché i colori dello sfondo e della scritta siano molto simili, in realtà differiscono leggermente,

PERTANTO NON SONO UGUALI.

La tendenza di un genitore è quella di rapportare i risultati del proprio figlio, ai quelli dei compagni o amici, creando così una comparazione in positivo o in negativo.

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DiMaster Dino Denei

L’Esperienza della Pratica – Federico

Federico ha 16 anni, e dopo aver smesso di giocare a calcio cercava uno nuovo sport, appassionato alle due ruote, di qualsiasi tipo, gironzolando per Monserrato ha notato l’Accademia.

Federico è un ragazzo in gamba, e un po’ come tutti i ragazzi della sua età non ha ancora capito quanto valga, ma io si, e per questo motivo lo esorto, o forse il termine esatto è “costringo” a mettersi in gioco, perché so che il giorno in cui deciderà di farlo potrà darci e prendersi tante soddisfazioni, ma vorrei che fosse lui a raccontarvi la sua esperienza.

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DiMaster Dino Denei

Effetti dell’allenamento ad alta intensità su prestazioni degli atleti olimpici di combattimento e adattamento fisiologico

Le mie convinzioni sugli effetti dell’HIIT sono sempre più fondate e supportate dalla ricerca scientifica, come si evidenzia in questo articolo recentissimo, Novembre 2018, pubblicato sulla rivista Journal of Strenght and Conditioning research, a cura di Franchini E., Cormack S. e Takito MY.

Gli sport da combattimento rappresentano circa il 25% di tutte le medaglie olimpiche disputate, e il successo in questi sport è determinato dall’eccellenza tecnico-tattica e supportato da uno sviluppo fisiologico e psicologico.

Sebbene l’allenamento negli sport da combattimento sia un allenamento intermittente per natura, alcuni ricercatori hanno iniziato a focalizzare la loro attenzione sugli effetti dell’addestramento complementare ad alta intensità (HIIT), complementare all’allenamento sportivo specifico per gli adattamenti morfologici, fisiologici e prestazionali.

Pertanto, in questa revisione sistematica, abbiamo mirato a verificare gli effetti dell’HIIT su queste variabili.

Sono stati presi in considerazione un totale di 117 articoli nei database elettronici Pubmed, Scopus e Web of Science, per un totale di 228 atleti (138 atleti di judo, 40 atleti di taekwondo, 18 pugili, 17 atleti di karate e 15 lottatori), e sono stati effettuati studi su 9 atleti (5 con atleti di judo, 1 con pugili, 1 con atleti di karate, 1 con lottatori, e 1 con atleti taekwondo).

I protocolli HIIT studiati non hanno generato alcun cambiamento nella percentuale di grasso corporeo o nella massa corporea, ma hanno portato ad aumenti di VO2max o VO2peak, variando dal 4,4 al 23,0%.

Tuttavia, il vantaggio più osservato dei protocolli HIIT è stato un aumento del fitness anaerobico, rappresentato dai miglioramenti nella potenza e capacità anaerobica.

 

 

DiMaster Dino Denei

Dopo l’allenamento, stretching Statico o Dinamico?

Ecco un’altra domanda curiosa:

“Dopo un allenamento di forza, è meglio lo stretching statico o dinamico?”

Lo stretching non è tutto uguale, questo credo sia risaputo.

La parola “stretching” si traduce con il termine “allungare”, ed i tipi di stretching più conosciuti sono:

  • Statico
  • Dinamico
  • Balistico
  • PNF

Lo stretching statico prevede l’allungamento dei muscoli agonisti da 10 a massimo 30 secondi.

Superata questa prima fase, se la tensione muscolare è diminuita, si può iniziare la seconda fase, ripristinando la tensione muscolare, mantenendola nuovamente per 10/30 secondi, e così via.

Lo stretching dinamico invece raggiunge la massima tensione muscolare (e di conseguenza la massima escursione articolare) in modo graduale e progressivo.

Lo stretching balistico raggiunge la massima tensione e con movimenti bruschi cerca di superare la massima escursione delle articolazioni.

PNF (Proprioceptive Neuromuscolar Facilitation) “facilitazione propriocettiva neuromuscolare”, solitamente richiede l’intervento di una seconda persona. Si sviluppa in 4 fasi, si raggiunge la massima tensione muscolare, si effettua una contrazione ISOMETRICA per circa 15/20 secondi, si rilassa il muscolo per circa 5 secondi, e si procede all’allungamento del muscolo per altri 30 secondi.

Tornando alla domanda iniziale, dopo l’allenamento quale stretching è più utile?

La prima fase dell’allenamento è il WARM UP, o riscaldamento, che ci permette di diminuire la viscosità muscolare, in questa fase il muscolo è pronto per essere allungato, e lo stretching Dinamico è il più idoneo a simulare l’impiego del muscolo durante una prestazione sportiva, ovvero allungamento istantaneo e con massima escursione delle articolazioni.

L’ultima fase dell’allenamento è invece il Cool Down, o defaticamento, che ci permette di ripristinare i valori basali precedenti alla seduta di allenamento, pertanto lo stretching statico è perfetto per far rilassare i muscoli, raggiungere la massima escursione articolare, e far abbassare i battiti del cuore.

Lo stretching statico, inoltre, è ideale per la prevenzione degli infortuni.

Ora vi faccio io una domanda: “Il giorno in cui devo effettuare la prestazione, seguo gli stessi principi?”

Ne possiamo riparlare in un altro post…

DiMaster Dino Denei

GIOCHI O ESERCIZI?

Un genitore, vedendo il proprio figlio giocare e divertirsi, penserà che sicuramente il gioco sia un ottimo svago per il figlio.

Da Educatore Sportivo, vedo nel gioco un’ATTIVITÀ che permette al bambino di sviluppare una o più capacità motorie.

Il gioco di due bambini che si passano a vicenda un pallone con le mani, potrebbe sembrare un semplice gioco da fare al parco.
In realtà si tratta della coordinazione occhio-mano (oculo-muscolare), che si sviluppa nei bambini tra i 2 ed i 7 anni, e consiste nel programmare una azione o reazione in relazione alle variabili di spazio-tempo.

Non sembrava così difficile quando si parlava di passare la palla tra due bambini… ma lo è ancora di più!

Il gioco, o meglio l’attività, è composta da due momenti:

1) Lanciare: movimento rapido di spinta degli arti superiori, che prevede il calcolo della spinta in relazione alla distanza tra i due bambini, ed eventualmente allo spostamento dei due nello spazio (traiettoria);

2) Afferrare: movimento degli arti superiori atto al controllo della palla, che prevede il calcolo dello spostamento nello spazio per avvicinarsi o allontanarsi dalla palla (traiettoria), e coordinazione muscolare delle spalle, braccia e dita.

Tutto questo gioco, o esercizio, permetterà al bambino di sviluppare più abilità motorie, come la corsa, il ritmo, l’orientamento, la coordinazione del corpo.

Vediamola come un gioco è molto più semplice, ma ricordiamoci che l’attività motoria è importante per i bambini, sia dal punto di vista fisico, sia psicologico.

DiMaster Dino Denei

L’Esperienza della Pratica – Simone

Simone ha 15 anni, tre anni fa è entrato a far parte della nostra scuola, con lui ho imparato a non dare giudizi affrettati sulle capacità dei nuovi atleti. Insegnandogli i fondamenti della tecnica ho pensato “mi farà penare”, invece…

Benché Simone abbia necessità di continue “iniezioni di fiducia”, è un atleta valido, fisicamente forte e agile, ha tutti i numeri per diventare un ottimo atleta di livello internazionale, ma la sua testa ancora non lo vuole accettare.
Serio, umile, ma anche allegro e determinato, si allena e rapporta con compangi di maggiore esperienza, vuole dare il massimo, sempre, sino ad uscire “devastato” da ogni allenamento.

Lascio spazio alle sue parole…

“Ricordo quando, molto timidamente, entrai per la prima volta in palestra dopo anni di esperienza sportiva in altri sport.
Ero molto timido ma da subito tutti i ragazzi presenti mi accolsero tra loro, aiutandomi a familiarizzare con l’ambiente. Giorno dopo giorno la passione aumentava, e dopo poco tempo, mi sentivo come se facessi parte del gruppo da sempre.

Oggi, ci si aiuta a vicenda, ci si appoggia gli uni agli altri durante i duri allenamenti e soprattutto durante le competizioni.
L’allenamento è duro, marziale, la concentrazione è fondamentale, e in quei momenti la battuta e l’allegria, anche solo per una piccola pausa durante l’allenamento, sono sempre presenti. E ci uniscono sempre di più.

Durante i combattimenti in allenamento devo stare sempre attento, le energie sembrano non bastare mai e quando ti alleni con uno più forte o con più esperienza, non sono rari i momenti di sconforto, ma durano qualche secondo perché lui stesso, ti aiuta a migliorare, ti spiega come aumentare la tua performance, la tua forza.

Tutto questo è stupendo. Siamo un gruppo, siamo un grande gruppo.
Quando partecipiamo alle competizioni, soprattutto a livello nazionale, siamo lì, tutti insieme a spronarci, aiutarci, sollevarci, incitarci a dare sempre il massimo, e si… anche a consolarci quando magari non arriviamo dove avremmo voluto.
Ma ogni volta, in ogni momento, cresci, migliori, ti rafforzi e vivi il gruppo. Cintura dopo cintura, esame dopo esame, aumenta la difficoltà sia teorica che pratica.
Sei li che tesissimo cerchi di dimostrare di aver raggiunto l’obiettivo temporaneo e quando, al termine di tutto il Master ti chiama e ti consegna la tua nuova cintura, l’orgoglio e la felicità superano la tensione e qualsiasi fatica.
Il Master è li, sempre e comunque, supportato da splendide persone come Penny e Anastasia, che dedicano parte della loro vita a noi. E noi cresciamo tutti insieme.

Questo è il Taekwon-do per me. Questa è l’Accademia di Monserrato. Questo è il nostro mondo.

DiMaster Dino Denei

Ogni tanto, direi quasi ad ogni lezione sono io a fare qualche domanda ai miei allievi

“Ragazzi come vi sentite? Come state dormendo? Vi sentite riposati? Avete dolori? Cosa state mangiando?”

Certamente le risposte non sono mai tutte uguali, ma quando sento qualche risposta negativa è come se si accendesse la luce gialla del semaforo, perché siamo in una zona pericolosa e si deve intervenire subito.

Il rischio è l’OVERTRAINING o Sindrome da Sovrallenamento.

Abbiamo visto nei post precedenti che per produrre degli ADATTAMENTI cronici, dobbiamo sottoporre il nostro fisico ad uno stress (ROTTURA DELL’OMEOSTASI), che deve essere ben calcolato (Principio del Sovraccarico), perché se troppo leggero non produrrà effetti, se invece troppo pesante potrebbe causare un infortunio.

Se il carico di lavoro è ben distribuito, dopo lo stress dell’allenamento saremo in grado di recuperare (COMPENSAZIONE) ed eventualmente anche di ottenere i miglioramenti o ADATTAMENTI desiderati (SUPERCOMPENSAZIONE).

Ma se non rispettassimo i giusti tempi di recupero, potremmo imbatterci nella Sindrome da Sovrallenamento, che potrebbe mettere a rischio la stagione agonistica, come?

Il Sovrallenamento ci espone a:

– Infezioni e disturbi gastrointestinali;
– Infortuni da sovraccarico;
– Disturbi del sonno;
– Perdita di peso;
– Calo della prestazione sportiva;
– Affaticamento, dolori;
– Depressione;
– Scompensi a livello ematico;
– Diminuzione del testosterone.

Il punto principale è che l’atleta è a rischio, ma come possiamo intervenire?

Esistono le misure passive come fisioterapia, elettrostimolazione e agopuntura, e quelle attive come lavoro aerobico leggero, allungamento muscolare, massaggio defaticante, integrazione di liquidi e dieta controllata.

Non ultimo il fattore psicologico, il clima che si crea nel gruppo, con l’insegnante e tra i compagni, deve essere sano e mirare a ristabilire l’equilibrio dell’atleta.