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DiMaster Dino Denei

A QUALE ETÀ SI DOVREBBE INIZIARE LA PRATICA DEL TAEKWON-DO?

Non è mai troppo tardi per intraprendere la pratica del Taekwon-Do, ma credo che per una persona che voglia avvicinarsi a questa arte marziale, la prima domanda da farsi sia “Che risultati voglio raggiungere praticando Taekwon-Do?”

Gli obiettivi (a tutte le età) dovranno essere scelti in funzione dell’età, della forma fisica, del fisico e non ultimo della mentalità e attitudini.

Nulla vieta a nessuno di cimentarsi nella pratica e cercare di migliorarsi, ma allo stesso tempo si dovrà tenere conto obiettivamente dei propri limiti, al fine di non incombere in infortuni e forti delusioni.

Ho insegnato per anni a bambini a partire dai 4 anni, ma da quest’anno ho deciso di insegnare solo a bambini a partire dai 6 anni.

Ho iniziato ad insegnare ai bambini di 4 anni affinché nella mia palestra fosse fornito un servizio per tutte le età, la mia scelta inizialmente è stata dettata dal fatto che così come nel basket, pallavolo e calcio esistono le fasce d’età bassissime, potevano esistere nel Taekwon-Do, così i bambini sarebbero letteralmente cresciuti in palestra.

Ma con il tempo ho percepito che:

  • A 4 anni, i bambini hanno una soglia di attenzione bassissima, e molto tempo era dedicato ad educare il loro comportamento e poco tempo al loro movimento;
  • Il programma che seguivo era improntato sul movimento attraverso giochi, e quando i bambini giungevano nell’età scolare, volevano continuare a giocare ed erano restii ad imparare la tecnica.
  • Effetto per il quale molti bambini abbandonavano la pratica.

I bambini sono curiosi, vogliono sperimentare e pertanto cambiano idea, spesso senza completare neanche l’anno sportivo.

Ho deciso quindi di implementare gli insegnamenti (educativi e di movimento) del corso 4-5 anni, nei corsi a partire dai 6 anni.

In base alla mia esperienza quindi credo che l’età migliore per iniziare la pratica del Taekwon-Do sia tra i 6 e i 7 anni, dedicando questa fase allo sviluppo delle capacità motorie e all’educazione del comportamento, per poi passare all’apprendimento tecnico fra gli 8 e 9 anni.

Ribadisco il fatto che l’età, il fisico, la forma fisica e la mentalità del praticante saranno determinanti e, benché migliorabili, segneranno i limiti agli obiettivi che si dovranno porre.

Senza stare troppo a lamentarsi, direi che sia sempre il caso di iniziare la pratica e lavorare per rinforzarsi, migliorarsi e non ultimo divertirsi.

DiMaster Dino Denei

IL TAEKWON-DO AIUTA LO SVILUPPO FISICO E MENTALE E PREVIENE LE CATTIVE ABITUDINI

Nell’antica Grecia come in Cina, in India come in Giappone, si è sempre osservato che lo sviluppo fisico influenza positivamente quello mentale.

C’è una stretta correlazione tra il movimento e la capacità di apprendimento dei bambini. Si può notare che quanto più la coordinazione sia migliore, tanto più i bambini siano capaci di apprendere conoscenze teoriche.

Allo stesso modo, le capacità motorie influenzano anche lo sviluppo cerebrale: più i movimenti sono simmetrici e precisi, più intenso è lo sviluppo intellettivo.

La coordinazione è un prerequisito fondamentale per l’esecuzione delle tecniche, le arti marziali concentrano l’attività fisica sullo sviluppo e condizionamento di tutti i gruppi muscolari e sullo sviluppo di una risposta motoria ai movimenti dell’avversario.

Il Taekwon-Do non fa eccezione, lo studio delle tecniche spesso speculari, oppure l’esecuzione in sequenza delle tecniche e non ultimo lo studio delle tecniche come e i calci in volo, aiutano a sviluppare la coordinazione, il senso di equilibrio e riflessi.

Si può vedere, come tutto questo possa influenzare positivamente lo sviluppo mentale.

Quando osservo i movimenti di un bambino, spesso mi chiedo come stia pensando in quel momento, perché solitamente le tecniche rispecchiano il suo modo di pensare.

Un bambino che ha una mole di pensieri enorme, pensa in fretta e vuole muoversi in fretta, eseguirà tecniche approssimate e scoordinate, al contrario un bambino che ragiona e si muove con più tranquillità eseguirà delle tecniche più precise.

Correggere una tecnica è come risolvere un problema di matematica, si comprende il problema, si analizzano i dati e si trova una soluzione attraverso il ragionamento. Per eseguire una tecnica si può agire in modo analogo, si presenta il problema (tecnica errata), si analizzano i dati (le capacità acquisite e da acquisire del bambino) e si trova la soluzione attraverso l’uso della logica.

Osservare un bambino non mi ha mai dato la sensazione di perdere del tempo.

Tra i grandi timori dei genitori, c’è il fatto che il loro bambino possa diventare dipendente da alcol, droghe o cattive abitudini (come il fumo o la pigrizia). Le arti marziali (e il Taekwon-Do non fa eccezione) aiutano a prevenire i tratti indesiderabili ed evitare che diventino cattive abitudini. Infatti l’esercizio fisico stimola la produzione di endorfine (il cosiddetto “ormone della felicità”). Tale aumento della produzione allevia lo stress e il risultato è che il bambino è più sereno. Sensazioni come dolore, tensione e fatica diventano trascurabili. Attraverso il movimento e l’allenamento sistematico, sarà il corpo stesso a produrre tutto il necessario per una buona salute fisica che si rifletterà sulla salute mentale.

DiMaster Dino Denei

CONSIGLI PER GENITORI

Generare nuova vita, poter avere dei figli è una delle opportunità più belle che la natura ci ha dato, educarli è invece uno dei compiti più ardui che esistano, richiederà un’attenzione scrupolosa da parte dei genitori, e di chiunque rientrerà nella sfera educativa dei bambini come parenti, insegnanti e allenatori.

L’educazione è un lavoro importante da gestire con la massima serietà, che porterà dei risultati ed un giorno i figli si comporteranno in modo analogo con i genitori, restituendo loro le attenzioni che hanno ricevuto.

Oltre all’educazione sarà importante anche sviluppare nel bambino la capacità di essere indipendente, l’autostima e non ultimo avviarlo all’attività fisica.

Tra i 6 e 7 anni, i bambini sono molto ricettivi e possono essere educati molto facilmente sia fisicamente che mentalmente, e non interpretare i segnali negativi in questa fase potrebbe essere dannoso per la sviluppo del loro carattere.

Spesso ho a che fare con genitori che ritengono i loro figli i migliori del mondo, li elogiano, ed è normale che sia così, però ritengo anche che l’amore per i figli renda i genitori poco obiettivi, e questo influisce sull’educazione dei bambini che diventa più morbida.

A volte si viene a compromessi affinché il bambino continui ad ascoltare i genitori, non faccia capricci, così si concede qualcosa in più, e in quel momento il bambino capisce che il genitore è debole, e in realtà si allontana dalla realtà e dalle piccole rinunce che la vita gli pone davanti.

La situazione è molto più evidente quando i genitori sono separati, in competizione per essere uno migliore dell’altro, scaturisce che l’educazione del bambino è irresponsabile e scorretta.

Quando il bambino si confronta con i suoi coetanei, che hanno trascorso svariato tempo in attività educative e sportive, si renderà conto di aver sprecato il proprio tempo, sentendosi inadeguato e frustrato, potrebbero nascere in lui dei rimpianti che si trascinerebbe per molto tempo.

L’atteggiamento ostile sarebbe la prima arma che userebbe, spesso attribuita dai genitori ad una fase di crescita come l’adolescenza. Il mondo è pieno di persone che da adulte lamentano che i genitori non li hanno mai spinti a frequentare attività sportiva, corsi di musica, o aiutati nello studio scolastico, per negligenza o perché sono stati poco esigenti. Sono tutti indici di una cattiva educazione ricevuta in famiglia.

Con questo non voglio dire che un genitore debba essere esigente con il figlio, ma che debba essere in grado di trovare il giusto equilibrio adatto al proprio bambino, perché ogni individuo come ogni bambino è differente dagli altri.

Ci sono bambini che progrediscono regolarmente, dal punto di vista scolastico e fisico, altri hanno bisogno di più tempo o di maggiori attenzioni. I genitori devono essere presenti e controllare questo percorso, in modo da intervenire più tempestivamente possibile la dove necessario. I primi responsabili dell’educazione di un bambino sono i genitori, e per questo motivo non dovrebbero affidare questo compito a terze persone.

Allo sviluppo fisico dovrebbe essere data la stessa importanza dello sviluppo intellettivo. Un genitore dovrebbe aiutare il figlio a scegliere l’attività fisica a lui più idonea, e dovrebbe verificare anche l’attendibilità della scuola e la preparazione dell’insegnante. Infine, anche se è un’attività che richiede pazienza, dovrebbe garantire che il bambino frequenti regolarmente, affinché possa raggiungere i risultati che lo motiveranno a proseguire con entusiasmo l’attività sportiva.

I figli saranno seri e motivati, solo se i genitori avranno lo stesso approccio con l’attività, e il successo atletico si raggiungerà solo se genitori e insegnante saranno in grado di collaborare.

Nello specifico il Taekwon-Do non sviluppa solo il fisico ma anche la mente, seguendo le radici filosofiche delle arti marziali orientali.

Le arti marziali sono un investimento completo, la responsabilità di allenare un bambino, educarlo e renderlo capace di essere un individuo sereno ed equilibrato, integrando l’educazione ricevuta in famiglia, è una delle imprese con la maggiore mole di lavoro.

DiMaster Dino Denei

CHE FUNZIONE POSSONO AVERE LE ARTI MARZIALI NELL’EPOCA ATTUALE?

Nell’epoca attuale la vita è diventata sedentaria e comoda, rendendo inutili o addirittura annullando alcuni nostri istinti naturali. Molte delle attività che l’uomo doveva svolgere in antichità sono scomparse, come procacciarsi il cibo spostandosi per molti chilometri, primeggiare sugli altri individui per assicurarsi un pasto, difendersi da belve.

La tecnologia, i computer, internet hanno semplificato la vita di tutti i giorni, il cibo nel frigo, i cibi sono pronti, si gioca seduti davanti al televisore, si lavora al computer, si accende la luce con la voce, ecc.

Da sempre l’esercizio fisico è stato per l’uomo sinonimo di sopravvivenza e salute, ed oggi la mancanza di attività fisica ci indebolisce. Il movimento aumenta la frequenza cardiaca, migliora la circolazione, stimola il metabolismo e l’attività celebrale. Pensiamo agli astronauti in assenza di gravità, dedicano molto tempo all’attività fisica.Il movimento inoltre contribuisce a far funzionare meglio l’organismo, migliora il nostro corpo ed aumenta la fiducia in se stessi.

Spesso un genitore fa praticare arti marziali ai figli affinché imparino a difendersi, ma non è sicuramente l’unico aspetto che sviluppano:

Educazione morale

Capacità di autodifesa

Sviluppo fisico

Sviluppo mentale

Capacità decisionali

Abilità di vita

Tutte attività essenziali per adattarsi ad una società che sa anche essere ostile.

DiMaster Dino Denei

PERCHÈ PRATICARE ARTI MARZIALI?

Come ogni genitore, quando i miei figli sono giunti in età prescolare, mi sono chiesto di cosa avessero bisogno perché crescessero sereni e sicuri di sé, che potesse integrare ed andare oltre gli insegnamenti scolastici.

Sicuramente l’attività fisica è stata una delle prime scelte effettuate, affinché nei bambini infondesse abilità e tratti come:

  • Ordine
  • Disciplina
  • Capacità di individuare gli obiettivi
  • Capacità di lavorare\vivere in gruppo
  • Igiene
  • Indipendenza
  • Autostima
  • Capacità di rischiare

Le arti marziali sono sicuramente un’ottima scelta perché favoriscono lo sviluppo fisico e mentale di un bambino, sviluppano il naturale bisogno di forza fisica e ne permettono la crescita senza paura della violenza.

  • Attraverso la pratica delle arti marziali gli allievi acquisiranno fiducia in se stessi mano a mano che miglioreranno;
  • Impareranno a prendere decisioni sotto stress, sia nelle sessioni di combattimento che nelle competizioni ed esami;
  • Le regole e cerimonie che caratterizzano le arti marziali infonderanno stima e rispetto;
  • I bambini impareranno fin da piccoli a sottoporsi ad esami e test;
  • Si possono praticare arti marziali per tutta la vita, a qualunque età il corpo ha bisogno di movimento;
  • Nelle arti marziali vige la regola: più pratichi, più sei rispettato dagli altri;
  • Le conoscenze apprese, saranno utili per educare i propri figli

DiMaster Dino Denei

TAE KWON – DO

Sono tre parole di cui tutti conoscono la traduzione:

TAE calciare in volo

KWON colpire di pugno

DO arte, ma ha un significato molto più profondo

TAE KWON costituiscono la parte più fisica e “ingombrante” del nome TAEKWON-DO

DO nonostante sia una parola piccola racchiude in se tutto ciò che distingue il TaeKwon-Do da uno sport da combattimento, tanto che se eliminassimo la parola DO, perderemmo tutta la parte filosofica e tutte le nozioni che caratterizzano il Taekwo-Do stesso.

TAE – calciare – in inglese KICK

KWON – colpire di pugno – in inglese BOXING

Ciò che distingue uno sport da combattimento da un’arte marziale è proprio la filosofia che racchiude, e che quasi nasconde dentro e dietro la tecnica.

Pertanto tralasciare lo studio degli insegnamenti, regole, nozioni, storia, e protocollo che caratterizzano il Taekwon-Do, sarebbe perdere l’essenza marziale per farlo diventare uno sport.

La pratica deve andare oltre la parte sportiva, deve essere educativa moralmente e fisicamente, per migliorare se stessi ed i rapporti con il prossimo, come disse il Gen. Choi Hong Hi

“Lo scopo principale del Taekwon-Do è eliminare i conflitti scoraggiando l’oppressione del più forte sui più deboli, con un potere che deve essere basato sull’umanità, la giustizia, la moralità, la saggezza e la fede, contribuendo così a costruire un mondo migliore e più pacifico”

DiMaster Dino Denei

TAEKWON-DO COME MAI PRIMA

Allenamento o Pratica?

Mi accingo alla nuova stagione sportiva con un atteggiamento ed uno spirito sconosciuti, ciò che è successo ci ha segnati, l’incertezza di cosa potrebbe succedere ci lascia un senso di eterna “sospensione”.
Dal 1997 ad oggi, non ricordo di avere mai percepito tanta incertezza su ciò che sarà della nuova stagione.
Il virus ha cambiato il nostro modo di vivere, di allenarci, di motivarci.

Probabilmente in questa stagione saremo orfani delle competizioni, che hanno condizionato tantissimo il mondo del Taekwon-Do, divenendone parte essenziale, come se senza di esse non fosse quasi possibile trovare motivazione.
Tutto sommato penso che la decisione di intraprendere la pratica del Taekwon-Do prescinda dalle competizioni, che sono in realtà un aspetto che viene proposto solo in un momento successivo, per accrescere la motivazione degli atleti.

Sin da quando ho capito che tutto sarebbe cambiato, mi sono chiesto cosa proporre per motivare i miei allievi.
In un primo momento è stato difficile uscire dalla mentalità delle competizioni come mezzo di motivazione, ma non esistono solo gli atleti agonisti, ci sono anche allievi che praticano per il piacere di apprendere una disciplina, che sono presenti ad ogni lezione, e magari fanno salti mortali per arrivare puntuali, nonostante lavoro, famiglia ed impegni.

Riflettendo su quello che sembra un limite, credo invece che possa essere un’opportunità.

“Si dovrebbe praticare per il piacere di imparare, sviluppare capacità, migliorare se stessi fisicamente e moralmente.”

Per i bambini, attraverso l’educazione del comportamento e al movimento, per gli adulti per rinnovarsi fisicamente e mentalmente.
Migliorare la forma fisica per migliorare la tecnica, creare un’armonia fisica che sia di supporto alla tecnica.
Il tutto non finalizzato alla vittoria per supremazia su un avversario, ma per superare se stessi ed i propri limiti.

RISCOPRIRE il Taekwon-Do nella sua forma più pura, originale, marziale.

DiMaster Dino Denei

Bullismo e Cyberbullismo

interventi e strategie preventive per contrastare la cultura del non rispetto

A cura della Dott.ssa Francesca Frau, Pedagogista ed Educatrice

Il bullismo e il cyberbullismo rappresentano fenomeni in crescita costante che colpiscono un numero considerevole di bambini e adolescenti, con gravi ripercussioni su benessere emotivo, sviluppo socio-relazionale e prestazioni scolastiche.

Negli ultimi anni si sono tenute in Italia tantissime conferenze sul tema, gli ultimi studi e le ricerche divulgate dall’Osservatorio Nazionale Bullismo e Doping durante il convegno dal titolo “Bullismo vs Cyberbullismo – Lo sport come attività di prevenzione” raccontano il disagio giovanile odierno e le criticità ad esso correlate, gli effetti devastanti del bullismo: «Il suicidio, spesso per bullismo o cyberbullismo, è la seconda causa di morte tra i giovani in Italia. Un adolescente su due subisce molestie di vario genere e il 20% è vittima di veri e propri atti di bullismo. Il 70% vive nel terrore di finire nelle grinfie di un bullo, l’11% di chi ha subito violenze di questo tipo ha tentato il suicidio, il 77% è in preda alla depressione ed il 30% pratica autolesionismo».

Tale scenario ci obbliga dunque a riflettere, in quanto educatori, circa la complessità del fenomeno come sfida educativa e responsabilità sociale.

Le ricerche condotte dall’ONBD e i dati da brivido ci suggeriscono non solo la necessità di strutturare interventi educativi seguendo un approccio ecologico, che includa dunque una progettualità pedagogica di rete e sinergica tra le principali agenzie educative, ma anche di programmare strategie operative e pratiche di prevenzione funzionali al monitoraggio e al contrasto del fenomeno che rappresenta oggi un’emergenza educativa e sociale, mediante la definizione di un sistema di buone pratiche condiviso di controllo e gestione della violenza.

Sempre più ricerche scientifiche condotte da psicologi e pediatri confermano gli effetti benefici che le arti marziali hanno sui bambini e ragazzi nell’età dello sviluppo. Alcune tra le più celebri università statunitensi ci hanno dimostrato scientificamente gli effetti benefici della pratica, come un incremento oggettivo delle capacità di concentrazione e gestione dello stress, acquisizione di competenze comunicative e relazionali, promuovendo disciplina e autogestione, sviluppando dunque un’organizzazione mentale adeguata che regola e favorisce la propensione a costruire i processi decisionali in maniera responsabile. Significativi benefici inoltre riguardano l’autostima, i processi di autoefficacia e di costruzione identitaria.

Una scuola di Taekwondo è una scuola di non – violenza. A tanti può sembrare contraddittorio ma è in tal senso importante fare alcune precisazioni: le tecniche apprese verranno infatti utilizzate per difendersi, e mai per aggredire. Il taekwondo, così come le altre arti marziali, permettono di rinforzare non solo il corpo, ma anche la mente e lo spirito. Attraverso la pratica, infatti, si acquisisce controllo del proprio veicolo psicofisico. L’allievo apprende l’autocontrollo della forza fisica e dell’energia mentale, imparando a gestire le proprie emozioni.

 Le arti marziali insegnano la disciplina, il rispetto nei confronti dei compagni, del maestro e dell’ambiente. Sviluppano coordinazione e controllo motorio, dinamismo e flessibilità, resistenza, consapevolezza corporea e sicurezza personale. Il taekwondo, favorendo socializzazione e condivisione, supporta l’acquisizione di competenze sociali e relazionali e l’incremento delle abilità adattive del praticante. Promuove lo sviluppo globale dell’individuo, la consapevolezza del proprio sé, attivando in maniera efficace quell’insieme di processi che interessano positivamente tutte le dimensioni della personalità individuale e i processi di costruzione dell’autostima.

Gli sport come il Taekwondo appartengono all’area degli sport situazionali, caratterizzati da attività neuro-cognitivo-motoria particolarmente efficace per lo sviluppo di una serie di funzioni di fondamentale importanza per lo sviluppo dell’individuo in età evolutiva. Infatti, si tratta di sport che sotto il profilo antropologico hanno segnato in modo evidente il percorso evolutivo dell’Umanità. Le arti marziali, per le loro caratteristiche e le evidenze scientifiche rappresentano oggi una strategia di prevenzione nonché un metodo educativo alternativo di risoluzione di fenomeni di violenza, bullismo e di disagio giovanile, un valido strumento inoltre di lotta alla dispersione scolastica e all’emarginazione.

DiMaster Dino Denei

LA MEDIAZIONE COME STRUMENTO DI PREVENZIONE E DI INTERVENTO SOCIALE

Sono stato inviato come relatore a questo convegno che si è tenuto nell’aula multimediale del Comune di Monserrato, alla presenza del Sindaco e Vicesindaco, e di Dottori e Professori che hanno affrontato l’argomento ciascuno secondo il punto di vista della propria materia.

Io dovevo parlare dell’educazione sportiva.

Ho portato la mia testimonianza, maturata in 22 anni di insegnamento, spaziando dall’esperienza che tutti i giorni vivo dai bambini di 4 anni, sino agli adulti di oltre 50.

Dal bimbo che non voleva allenarsi senza la presenza del fratellino, alla bimba che non riusciva a muoversi per l’apprensione dei genitori, e non ultimi i ragazzi che arrivano con l’autostima sotto i piedi che non riescono neanche a guardarti negli occhi quando gli parli.

 “Ho sentito “voci” sull’incontro. Il tuo intervento è piaciuto tanto. E anche a me, molto. Hai affrontato e centrato alla grande argomenti complessi che solo un Maestro come te riesce ad offrirli e renderli semplici”

Gli insegnanti danno la loro vita nella palestra, non solo il loro tempo libero, alcuni si liberano da impegni di lavoro per inseguire una passione, altri tolgono tempo e spazi ad affetti perché per loro l’insegnamento ha un valore inestimabile.

Tuttavia, per quanto si possa aver studiato, e si sia preparati, nulla ci solleva dalla possibilità di sbagliare. Possiamo fare 100 cose giuste, possiamo rivedere le nostre posizioni e dare 100 opportunità ai nostri allievi, ma comunque aspettiamoci di pagare il primo e sicuramente ultimo errore che faremo.

Mediare è importante, ma deve avvenire dall’incontro delle due parti, con la volontà di ciascuno di rinunciare a “qualcosa di proprio” per la risoluzione del problema.

A noi insegnanti spesso questa opportunità non viene data. Allievi o genitori, sentendosi al di sopra delle parti in virtù del proprio bene, decidono in autonomia, escludendo la possibilità agli insegnati di esprimere il loro punto di vista, o anche ammettere di aver sbagliato.

E io proprio nei giorni scorsi ho sbagliato, e dato che chi sbaglia paga, sto pagando con la perdita di due allievi.

Cerco di dare ogni giorno la parte migliore di me, non sempre ci riesco evidentemente, ma questo significa che devo imparare dai miei errori e migliorarmi, proprio come si fa con le sconfitte, la parte difficile è rialzarsi e ripartire con più motivazione.

DiMaster Dino Denei

ESSERE UTILI

Ho tentato di esserlo per i miei allievi e loro lo sono stati con me e con la nostra scuola, e questa probabilmente è diventata la nostra caratteristica.

In un’era nella quale il risultato sembra essere più importante di tutto, credo che raggiungere gli obiettivi  non sia più importante di diventare persone migliori, e se persone migliori fanno persone migliori, allora allievi migliori possono fare allievi migliori.

Ho imparato e lo ripeto ai miei allievi, che ognuno decide il proprio valore, è attraverso il valore che ci diamo che le persone ci riconoscono tale valore stesso.

Non c’è nulla di sbagliato nel credere nei propri valori e rispettarli profondamente. Probabilmente questo è il nostro scopo, poter migliorare la nostra vita, contribuendo a migliorare la vita degli altri, dal bambino insicuro all’adulto appassionato. Dal bambino desideroso di fare esperienze, movimento ed amicizia, all’adulto che riesce a sentirsi parte attiva e protagonista in un gruppo, nel quale si identifica.

L’interazione sociale, i legami personali e l’autenticità sono valori maturati ed acquisiti nel tempo, che con tutta probabilità gli allievi si tramanderanno, rendendosi utili gli uni agli altri.

Per questo motivo credo che, non se ma quando avremo successo, non sarà solo merito mio, ma di tutti.